CONTROLUCE

CONTROLUCE

CONTROLUCE è una riflessione in cammino, una metafora sul nostro modo di guardare le piante e noi stessi nel mondo.

Guidati dal libro di Emanuele Coccia, La vita delle piante, comprendiamo che è necessario un cambio di direzione per uscire dall'abbaglio che ci fa sentire estranei, per riscoprirci immersi nell'unico mare della materia, creatori e creature di un mondo dove la vita è possibile solo grazie all'esistenza dell'altro.

     CONTROLUCE,

     Toner transfer, acrilici, grafite, matite colorate, pastelli su carta.

CONTROLUCE

Parco del fiume Serio, Seriate. Un pomeriggio di novembre. 

L' autunno sta per cedere il passo all'inverno, la stagione discreta, della vita nascosta. 

Cammino verso sud-ovest, il sole già basso all'orizzonte.

CONTROLUCE, gli alberi spogli, carichi di rampicanti, sono solo sagome nere nel cielo pallido.

Cosa vediamo quando camminiamo tra queste piante?

Ci appaiono indifferenti, inermi, addirittura passive, mosse da volontà esterne, scosse dal vento, piegate dalla pioggia. 

Sembrano come assenti, smarrite in un lungo e sordo sogno chimico. 

Ma la loro apparente immobilità è solo un modo diverso di muoversi: i loro semi hanno sviluppato ali per lasciarsi trasportare dal vento, si sono dati in pasto agli uccelli, per essere deposti lontano.

Le piante compiono viaggi senza mai separarsi dal loro ambiente. 

Devono restare là dove sono.

Lo spazio, per loro, non si sbriciola in una scacchiera eterogenea di geografie disparate; il mondo si condensa nella porzione di suolo che esse occupano. 

Ci sono poi movimenti ancora più nascosti: quello lentissimo della crescita dei rami, verso il cielo, per raccogliere la luce e quello delle radici, in profondità, per cercare nutrimento e intrecciare relazioni segrete con altre creature.

E c'è il movimento incessante della vita interiore: della linfa che circola nei loro corpi, degli insetti e dei batteri che le colonizzano.

Compiono i loro movimenti senza clamore, nel nascondimento. 

Come possiamo comprendere l'essenza di queste creature che vivono a distanze siderali dal mondo umano? 

Noi vediamo le piante CONTROLUCE, di loro intuiamo solo una sagoma, una forma incerta che si staglia nel cielo.

Occorre cambiare direzione per evitare l'abbaglio; l’abbaglio di crederci protagonisti sul palcoscenico del mondo, mentre siamo solo comparse, entrate in scena milioni di anni dopo le piante.

La nostra stessa vita ha origine nella loro vita e una vita serve l'altra in uno scambio incessante e necessario. 

Vivere è essenzialmente vivere della vita altrui. 

Le piante vivono immerse nel mondo, esposte al mondo: è con la totalità del loro corpo e del loro essere, senza distinzione di forma o di funzione, che le piante si aprono al mondo e si fondono in lui in un'indistinguibile compenetrazione reciproca tra soggetto e ambiente, tra corpo e spazio. 

L' uno trasforma l'altro e dall'altro si lascia trasformare,  poiché l'esistenza di ogni essere vivente è necessariamente un atto cosmico, un atto di creazione continua del mondo.

L' essere nel mondo delle piante ci invita a ripensare al nostro modo di essere nel mondo.

Umani, animali, piante, suolo, cielo, ognuno è immerso nel mondo come una goccia nel mare: ogni goccia crea il mare ed è immersa nella sua stessa creatura.

E in questo mare del mondo possiamo incontrare le cose e lasciarci toccare da tutto ciò che esiste e non esiste. 

E il mio camminare diventa nuotare nella mescolanza radicale che fa coesistere ogni cosa in un medesimo luogo senza sacrificare forme e sostanze.

Non siamo distanti, 

nuotiamo nello stesso mare, 

condividiamo lo stesso respiro,

lo stesso mondo, che creiamo ogni giorno e che ci permette di essere ciò che siamo.