Dedicata a colui che cammina e che progredisce in un’attività, quest’opera nasce attorno al tema del camminare, inteso non solo come atto fisico, ma come pratica simbolica e mentale.
Camminare diventa qui un omaggio e insieme un’esortazione al viaggio, declinato nei suoi molteplici significati: spostamento, ricerca, trasformazione, superamento di confini visibili e invisibili, affermazione di sé.

È un piccolo libro, concepito come un passaporto, prendendo come modello quello italiano: ne riprende le dimensioni, il numero di pagine, l’uso di una filigrana di sfondo e il caratteristico tono di rosso della copertina. Il documento che custodisce e testimonia i viaggi intrapresi e compiuti, si trasforma così in un dispositivo artistico e narrativo, carico di sollecitazioni e possibilità.

L’opera può essere letta anche come documentazione di una performance. Partendo da una possibile etimologia del termine passaporto — dall’unione di passare e porte, inteso nel Medioevo come il documento che consentiva di passare le porte di una città ed entrarvi — ho percorso a piedi Città Alta a Bergamo, attraversando le quattro porte di accesso lungo le mura.

Il percorso è stato pensato come un attraversamento fisico e intellettuale. A ciascuna porta ho associato un diverso significato del camminare, inteso come esercizio esistenziale oltre che spaziale: procedere, espandersi, evolversi, insistere.

Questi quattro verbi delineano una traiettoria che va dall’atto del muoversi in avanti all’apertura, dalla trasformazione alla perseveranza. Ogni significato è stato poi declinato in nove accezioni differenti, generando una struttura ritmica e stratificata di riflessione.

Durante la camminata, ho scattato fotografie di ciò che vedevo lungo il percorso. Le immagini sono volutamente mosse, per sottolineare il mio spostamento ma anche per lasciare spazio all’immaginazione del fruitore. La mancanza di nitidezza diventa così apertura: non una visione univoca, ma una possibilità. Ogni fotografia, accompagnata da un verbo, invita chi guarda a immaginare situazioni diverse, anche personali, collegate all’azione evocata.

Questo libretto non certifica un’identità o una destinazione, ma testimonia un processo e invita chi osserva a intraprenderne uno proprio: il camminare come valicare, come atto che richiede apertura, cambiamento e, infine, caparbietà. Un’esperienza che continua oltre l’atto performativo e si rinnova nello sguardo di chi osserva.
