Electric Field

Electric Field

Un intreccio di placidi fili elettrici attraversa città, colline, montagne e fiumi, scivola su ripidi pendii. Alte torri di ferro affondano le fondamenta nel suolo e si innalzano vertiginosamente verso il cielo, come sentinelle silenziose. Ricoperte di ruggine, queste infrastrutture dal respiro ottocentesco mi ammaliano, mentre avvolgono la terra in una ragnatela metallica.

Electric Field

“Servendosi della potenza creativa della conoscenza scientifica e della sua traduzione tecnica, l’essere umano si è sbarazzato della atavica condizione di inter(dipendenza) (da Dio, dal cosmo, dalla natura) disponendosi a dominare l’ambiente circostante. Fino a immaginare di arrivare a darsi una seconda natura.” (da Generare libertà, Chiara Giaccardi e Mauro Magatti)

Il progetto indaga la nozione di progresso come forze e azioni umane rispetto all'ecosistema, tramite la progettazione e costruzione di infrastrutture. L’idea nasce durante l’esplorazione a piedi dell’ambiente forestale dove in modo ricorrente ho incontrato sul percorso i tralicci, con i quali il primo impatto è stato, prima che di tipo visivo, uditivo; avvolta involontariamente da un ronzio costante.

Visione satellitare rete elettrica Provincia di Bergamo

Per l’impossibilità di trovare una mappatura ufficiale della rete elettrica in provincia di Bergamo, mi sono servita della visione satellitare di Google Maps dalla quale si può notare visibilmente i tagli che attraversano la macchia boschiva delle montagne. La necessità primaria è stata quella di documentazione fotografica. Le zone esplorate e “catalogate” sono rilievi montuosi intorno a Bergamo, in particolare Monte Gussa, Monte Bestia e Parco dei Colli di Bergamo. 

La base dell’installazione a parete è questo incipit di archivio fotografico della rete elettrica limitrofa alla città di Bergamo; le foto sono disposte secondo la collocazione spaziale dei tralicci rispetto alla mappa delle zone interessate.

Il secondo passaggio è stato un momento gestuale e liberatorio attraverso la tecnica dell’acquerello su carta velina riciclata. I frammenti di carta sono stati tinti di diverse cromie e appesi sopra le foto con dei chiodi. Il sovrapporsi l’uno con l’altro permette ai vari lembi di cellulosa di schiudersi alla terza dimensione, in uno sviluppo organico. Questo collage cromatico e intercambiabile è tentativo di rigenerazione, un invito a una postura fluida verso il mondo: eterogenea, sensibile e leggera.